Lei.

Era la migliore amica che si possa desiderare.

In comune tutto e niente, una delle prime, e poche, persone di cui mi sia mai fidata completamente.

L’ho persa. Per orgoglio. Il mio.

 

 

 

Mi manca fortissimo.

O2.

Respiro.

Mi fai davvero incazzare quando fai così. Quando dici che vieni e poi all’ultimo salta tutto, solo perché non vuoi farti due ore di corriera, quando io ne faccio uno e un quarto tutte le settimane stando un male cane.

Respiro.

Esco. Quando sto così devo uscire.
Preparo pranzo e me ne vado.
Oppure me ne vado e basta.

Respiro.

Domani sera dovrò respirare fortissimo.
Lo stomaco non posso perderlo ma te sì.

Respiro.

Prima di andare a dormire.

«Non basta una vita per fare tutto», mi dici.

Il punto non è fare tutto.
Non serve fare tutto.
Bisogna fare quello che va bene per te.
Che nel mio caso sei tu.

Solo tu.
Lo so per certo (ora).

 

 

 

Non ti cercavo,
ma avevo tanto bisogno di te.

 

Lei.

Aspettando te leggevo di Lei.
Quella che non sono da un po’ e a volte mi manca.

And then, most important of all: to remember who I am.
To remember who I am supposed to be. I do not think this is a game. On the other hand, nothing is clear.
For example: who are you? And if you think you know, why do you keep lying about it? 

(Paul Auster-City of Glass)

(E mentre lo scrivevo sei arrivato)

In un presente che (ancora) non è (più).

Riesco ancora a vederla, l’estate sotto la neve.

Open your mind, believe it's going to come

Cazzo quanto ti odio.

Neve, a capirsi: te ne devi andare.

 

Sempre troppo.

Non è vero che sabato arriva presto.

Home is where your heart beats.

Non so dov’è casa, ma so dove batte il mio cuore.

Troppo.

Semplicemente ho preso tutto troppo sul serio.
E tu no.

scrivevo a _______:

Nel frattempo…

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